mercoledì 30 dicembre 2009
forze vitali (appunti)
Si può impedire alle forze vitali, di penetrare fino al piano fisico, costruendo loro un canale su uno dei piani più sottili, obbligandole a fluire in esso. Non è possibile però, chiudere tutte le porte ed evitare eccessiva pressione. Le forze vitali si focalizzano, colà, dove l'attenzione è rivolta. Se noi ci concentriamo nel mentale, essi fruiranno nella mente ed il corpo fisico, se ne rimarrà tranquillo: ma se i nostri pensieri si rivolgono sugli organi della generazione, le forze vitali faranno ben presto sentire, colà, la loro influenza. Pertanto, se desideriamo che queste forze non abbiano a fluire verso tali organi, noi possiamo, efficacemente, impedirlo, tenendo i nostri pensieri, lontani da quel determinato lato della nostra natura. È, insomma, una semplice questione di dominare il proprio pensiero e chi non è ancora giunto a tale dominio, farebbe molto male ad avventurarsi sulla via dell’occultismo pratico.
mercoledì 23 dicembre 2009
“Prima che gli occhi possano vedere, essi devono essere incapaci di lacrime”
“Prima che gli occhi possano vedere, essi devono essere incapaci di lacrime”, significa che l'Anima deve ritirarsi dalla vita delle sensazioni per entrare in quella della conoscenza; non deve più restare là dove essa è continuamente scossa da quelle violente vibrazioni che le pervengono attraverso i sensi; che deve passare da queste regioni instabili in quella della conoscenza in cui regnano la fermezza, la calma, la pace; che gli occhi sono le finestre dell'anima e queste finestre possono essere, per così dire, appannate dalle nebbie esalate dalla Vita, e cioè le intense sensazioni, piacevoli o dolorose, producono una nebbia che appanna ed oscura queste finestre e quindi l'anima non può più vedere chiaramente attraverso ad esse. Questa nebbia proviene dal mondo esterno e non dall'interno; proviene dalla personalità e non dall'anima; è il risultato soltanto di sensazioni intense e non della comprensione della vita. Essa perciò viene simboleggiata con la parola lacrime, considerate queste come simbolo di una violenta emozione, sia dolorosa o piacevole. Finché gli occhi non si saranno resi incapaci di tali lacrime, finché le finestre dell'anima non avranno cessato di essere appannate dalla nebbia esterna, finché non avranno lasciato trasparire chiaramente la luce della conoscenza, gli occhi dell'Anima non potranno vedere la Realtà. Ciò non significa, come ci viene spiegato, che il discepolo debba perdere la sua sensibilità; vuol dire soltanto che nulla di ciò che proviene dall'esterno deve poter turbare il suo equilibrio. Non è che egli debba cessare di soffrire o di gioire, anzi è detto che egli soffrirà e gioirà ancora più fortemente degli altri, ma né la sofferenza né la gioia potranno più scuoterlo dal suo proposito; non potranno più fargli perdere questo stato di equilibrio, risultato della fermezza che solo la conoscenza può conferire. Questa conoscenza è la comprensione di tutto ciò che è permanente, per cui il transitorio e l'irreale non possono più frapporre alcun velo alla visione dell'anima.
martedì 8 dicembre 2009
SECRETUM INVIOLABILE MAXIMUM
....Era il papiro, non c’era dubbio. Aprimmo la cassetta, prelevammo il documento papiraceo e scappammo come furiescatenate verso il cunicolo principale, dal quale riuscimmo poi a sbucare inaperta campagna, laddove ci attendevano alcune guardie del Conte di Tolosa,i quali ci aiutarono a metterci in groppa su quattro possenti destrieri,dopodiché, avendo galoppato per circa mezz’ora, ci fecero entrare nel Castello del temerario Raimondo VI.
Il resto della storia la conoscete perché ne ho parlato all’inizio.
Ma cosa vi era di tanto pericoloso in quel papiro, un documento all’apparenza innocuo, tale comunque da scatenare un così grande sterminio di esseri umani?
Come già ricordato, non ho potuto leggerlo e studiarlo in profondità per le circostanze di cui ho già fatto menzione, ad ogni modo sono in grado di farne quanto meno un sunto.
Nel papiro, come recita il titolo, era esposta in maniera quanto mai limpida, redatta da Gesù Cristo in persona, la sua vera inaudita misteriosa divina dottrina, sia quella attinente alle questioni metafisico-teologiche e sia l’altra riguardante gli aspetti psicologici-salvifici. Non a caso, Gesù, che la dedica al suo amato discepolo Giovanni, la divide appunto in due sezioni.
Sia la prima che la seconda divinità si circondarono fin dall’eternità di un’infinita schiera di adoratori, i Démoni per il Male e gli Angeli per il Bene.
Ma il Principio delle Tenebre, sopraffatto ad un certo punto dall’invidia e dall’odio nel vedere la Beatitudine e la Calma regnare Sovrane nel campo avverso, decise improvvisamente di muovere battaglia al suo antagonista e presentandosi sotto mentite spoglie nella veste di messaggero angelico dei voleri del Principio di Luce, con l’arte dell’astuzia e della lusinga riuscì a corrompere e allontanare dalla Verità la quasi totalità delle schiere angeliche, scagliandole quindi con furente ira nella prigione del mondo che nel frattempo aveva creato, affidando poi il governo della commistione posta in essere ai suoi démoni, con l’ordine draconiano di vigilare attentamente affinché nessuno degli angeli imprigionati (che in ultima analisi sarebbero le nostre stesse anime) potesse far ritorno nel Reame del suo oppositore.
A tale scopo, appunto per rendere eterno e incontrovertibile il dato di fatto della
carcerazione, il Maligno architettò il più mostruoso e vergognoso stratagemma adatto all’uopo e cioè la concupiscenza, la lussuria e in definitiva l’istinto sessuale procreativo, attraverso cui venne assicurata la trasmigrazione incessante ed eterna delle anime all’interno del ciclo infernale della Materia, tentazione, questa del sesso, che in sostanza è da intendersi come la chiave di volta dell’intera struttura demoniaca dell’Universo.
Con questo e con altri terribili sotterfugi, le anime, già duramente colpite, degradate e insozzate nella loro entità e dignità, perdettero via via il ricordo delle loro origini spirituali fin quasi a diventare una sola cosa con la materia.
Ma il Principio della Luce scoprì ben presto l’inganno e cercò di reagire al danno arrecatogli, irrompendo coraggiosamente nel regno delle Tenebre ed ingaggiando col Diavolo e i suoi démoni una furibonda guerra spirituale che dura e durerà fin quando non sarà sanato il torto subìto.
A tal fine, memore della maestria diabolica con la quale il suo Nemico era riuscito con apparente facilità a corrompere i suoi angeli (creati forse troppo deboli per resistere all’assalto delle Tenebre), sostituì premurosamente le schiere dei suoi
precedenti adoratori con esseri spirituali ben più potenti e resistenti, i cosiddetti Arcangeli, dando in special modo al più importante di essi, appunto Lui, Gesù Cristo, l’ordine perentorio di distruggere dalle fondamenta il mondo creato dal Demonio e quindi di liberare con ogni mezzo le anime condannate crudelmente nel pozzo buio della vita materiale.
Chiarito il mistero della creazione e della sua propria origine divina, Gesù passa quindi ad indicare i punti fondamentali del suo messaggio salvifico, teso a mostrare all’uomo l’unico piano di salvezza e di fuoriuscita dalle catene del mondo.
Per prima cosa scrive che la strada che conduce alla liberazione è assai impervia e irta di ostacoli, causa il lordume immondo accumulato dalle anime in conseguenza della loro forzata ma adesso anche condiscendente e aquiescente permanenza nel dominio del Diavolo.
Per scrollarci di dosso tale lordume, il primo passo da compiere da parte dell’uomo inteso quale anima è quello di rendersi conto fin nelle più profonde regioni del suo essere che la vita così com’è è un inferno e che in conseguenza di questa presa di coscienza di carattere teorico-intellettuale, da raggiungere con la massima concentrazione spirituale, si deve poi passare, con implacabile volontà decisionista, ad un’azione dirompente, scardinante e del tutto incondizionata dalle lusinghe materiali, tale da annientare alla radice con atti pratici e spietati l’impianto su cui si regge la creazione voluta dal Demonio.
Persino la propria morte volontaria, ottenuta e ricercata all’interno di un ardimentoso programma di smantellamento del creato, sarebbe la benvenuta, poiché rappresenterebbe il suggello cruciale della nostra vittoria definitiva sul Diavolo e le sue orribili tentazioni. Il mondo, così com’è, in sostanza, deve esere distrutto senza pietà, solo così le anime in esso imprigionate possono far ritorno alla loro sede primigenia. Anche Gesù, che non a caso dichiara di non essere di questo mondo, in definitiva si è fatto immolare proprio allo scopo di dimostrare l’estrema assurdità e malvagità di questo tipo di esistenza diabolica radicalmente da cancellare. Ma questa cancellazione non potrà mai realizzarsi se prima non si abbatte il triplice mortifero pilastro che tiene in piedi la sanguinosa tragedia della vita: la concupiscenza, la lussuria e l’istinto sessuale procreativo. È proprio infatti grazie a questa sorta di eterna demoniaca maledizione se la vita così com’è si perpetua nella sua costante luttuosità fatta di disperazione, sofferenze e morte a non finire.
Il sesso deve essere condannato in maniera feroce e irrevocabile. Ma chi riuscirà nell’impresa?
Pochi, Egli dichiara infatti che molti sono i chiamati ma pochi gli eletti. Lo scontro col mondo deve essere quindi totale e radicale. Egli è venuto a portare la spada e il fuoco mediante cui sdradicare l’attaccamento alla materia e al suo diabolico creatore.
Nel papiro erano contenute tali altre spaventose rivelazioni che non ho neppure il coraggio di riportare, dico solo che alla fine di quella lettura fugace il concetto principale che ne veniva fuori era una negazione del mondo tanto completa da far venire i brividi.
Distruzione del mondo attraverso l’immolazione della propria vita, cancellazione dei propri istinti sessuali, annientamento di tutte le pulsioni negative del nostro essere, condanna senza appello di ogni attaccamento ai beni materiali, rifiuto netto di ogni volontà di sopravvivenza che sia fine a sé stessa: questi erano i capisaldi dottrinali indicati da Gesù per sfuggire del tutto e definitivamente dalla nostra prigione esistenziale, un concezione, come ben si può vedere, nettamente agli antipodi delle idee salvifiche che la Chiesa ci ha sempre insegnate essere proprie del messaggio di Cristo.
Ora finalmente capisco perché i catari praticano la cosiddetta Endura, una sorta di suicidio volontario come atto estremo di ribellione al mondo e alla vita.
Ora capisco perché questi supposti eretici vengono perseguitati con tanta sanguinosa ferocia.
Il mondo è di Satana e deve restare di Satana, non potendo Questi mai accettare che il suo Regno malefico finisca nella polvere come merita.
Per questo ha chiuso gli occhi alla Chiesa e ai crociati, affinché lo spirito demoniaco prevalga e venga annientata ogni opposizione alla sua terrificante dittatura.
Ora capisco, ho capito, i catari hanno ragione.
Ma cosa vi era di tanto pericoloso in quel papiro, un documento all’apparenza innocuo, tale comunque da scatenare un così grande sterminio di esseri umani?
Come già ricordato, non ho potuto leggerlo e studiarlo in profondità per le circostanze di cui ho già fatto menzione, ad ogni modo sono in grado di farne quanto meno un sunto.
Nel papiro, come recita il titolo, era esposta in maniera quanto mai limpida, redatta da Gesù Cristo in persona, la sua vera inaudita misteriosa divina dottrina, sia quella attinente alle questioni metafisico-teologiche e sia l’altra riguardante gli aspetti psicologici-salvifici. Non a caso, Gesù, che la dedica al suo amato discepolo Giovanni, la divide appunto in due sezioni.
Per quanto riguarda la prima, Egli avvia la sua inusitata rivelazione sostenendo che fin da prima della fondazione del Tempo esistevano e sempre esisteranno, ognuna nella Propria Sfera di Competenza, in una sorta di delicato equilibrio, Due Divinità egualmente Eterne, Onniscenti e Onnipotenti, il Principio della Luce e della Verità incarnato da Suo Padre e Quello delle Tenebre e della Menzogna rappresentato dal Diavolo, l’Uno votato al Bene e alla Pace e l’Altro invece al Male e alla Guerra.
Sia la prima che la seconda divinità si circondarono fin dall’eternità di un’infinita schiera di adoratori, i Démoni per il Male e gli Angeli per il Bene.
Ma il Principio delle Tenebre, sopraffatto ad un certo punto dall’invidia e dall’odio nel vedere la Beatitudine e la Calma regnare Sovrane nel campo avverso, decise improvvisamente di muovere battaglia al suo antagonista e presentandosi sotto mentite spoglie nella veste di messaggero angelico dei voleri del Principio di Luce, con l’arte dell’astuzia e della lusinga riuscì a corrompere e allontanare dalla Verità la quasi totalità delle schiere angeliche, scagliandole quindi con furente ira nella prigione del mondo che nel frattempo aveva creato, affidando poi il governo della commistione posta in essere ai suoi démoni, con l’ordine draconiano di vigilare attentamente affinché nessuno degli angeli imprigionati (che in ultima analisi sarebbero le nostre stesse anime) potesse far ritorno nel Reame del suo oppositore.
A tale scopo, appunto per rendere eterno e incontrovertibile il dato di fatto della
carcerazione, il Maligno architettò il più mostruoso e vergognoso stratagemma adatto all’uopo e cioè la concupiscenza, la lussuria e in definitiva l’istinto sessuale procreativo, attraverso cui venne assicurata la trasmigrazione incessante ed eterna delle anime all’interno del ciclo infernale della Materia, tentazione, questa del sesso, che in sostanza è da intendersi come la chiave di volta dell’intera struttura demoniaca dell’Universo.
Con questo e con altri terribili sotterfugi, le anime, già duramente colpite, degradate e insozzate nella loro entità e dignità, perdettero via via il ricordo delle loro origini spirituali fin quasi a diventare una sola cosa con la materia.
Ma il Principio della Luce scoprì ben presto l’inganno e cercò di reagire al danno arrecatogli, irrompendo coraggiosamente nel regno delle Tenebre ed ingaggiando col Diavolo e i suoi démoni una furibonda guerra spirituale che dura e durerà fin quando non sarà sanato il torto subìto.
A tal fine, memore della maestria diabolica con la quale il suo Nemico era riuscito con apparente facilità a corrompere i suoi angeli (creati forse troppo deboli per resistere all’assalto delle Tenebre), sostituì premurosamente le schiere dei suoi
precedenti adoratori con esseri spirituali ben più potenti e resistenti, i cosiddetti Arcangeli, dando in special modo al più importante di essi, appunto Lui, Gesù Cristo, l’ordine perentorio di distruggere dalle fondamenta il mondo creato dal Demonio e quindi di liberare con ogni mezzo le anime condannate crudelmente nel pozzo buio della vita materiale.
Chiarito il mistero della creazione e della sua propria origine divina, Gesù passa quindi ad indicare i punti fondamentali del suo messaggio salvifico, teso a mostrare all’uomo l’unico piano di salvezza e di fuoriuscita dalle catene del mondo.
Per prima cosa scrive che la strada che conduce alla liberazione è assai impervia e irta di ostacoli, causa il lordume immondo accumulato dalle anime in conseguenza della loro forzata ma adesso anche condiscendente e aquiescente permanenza nel dominio del Diavolo.
Per scrollarci di dosso tale lordume, il primo passo da compiere da parte dell’uomo inteso quale anima è quello di rendersi conto fin nelle più profonde regioni del suo essere che la vita così com’è è un inferno e che in conseguenza di questa presa di coscienza di carattere teorico-intellettuale, da raggiungere con la massima concentrazione spirituale, si deve poi passare, con implacabile volontà decisionista, ad un’azione dirompente, scardinante e del tutto incondizionata dalle lusinghe materiali, tale da annientare alla radice con atti pratici e spietati l’impianto su cui si regge la creazione voluta dal Demonio.
Persino la propria morte volontaria, ottenuta e ricercata all’interno di un ardimentoso programma di smantellamento del creato, sarebbe la benvenuta, poiché rappresenterebbe il suggello cruciale della nostra vittoria definitiva sul Diavolo e le sue orribili tentazioni. Il mondo, così com’è, in sostanza, deve esere distrutto senza pietà, solo così le anime in esso imprigionate possono far ritorno alla loro sede primigenia. Anche Gesù, che non a caso dichiara di non essere di questo mondo, in definitiva si è fatto immolare proprio allo scopo di dimostrare l’estrema assurdità e malvagità di questo tipo di esistenza diabolica radicalmente da cancellare. Ma questa cancellazione non potrà mai realizzarsi se prima non si abbatte il triplice mortifero pilastro che tiene in piedi la sanguinosa tragedia della vita: la concupiscenza, la lussuria e l’istinto sessuale procreativo. È proprio infatti grazie a questa sorta di eterna demoniaca maledizione se la vita così com’è si perpetua nella sua costante luttuosità fatta di disperazione, sofferenze e morte a non finire.
Il sesso deve essere condannato in maniera feroce e irrevocabile. Ma chi riuscirà nell’impresa?
Pochi, Egli dichiara infatti che molti sono i chiamati ma pochi gli eletti. Lo scontro col mondo deve essere quindi totale e radicale. Egli è venuto a portare la spada e il fuoco mediante cui sdradicare l’attaccamento alla materia e al suo diabolico creatore.
Nel papiro erano contenute tali altre spaventose rivelazioni che non ho neppure il coraggio di riportare, dico solo che alla fine di quella lettura fugace il concetto principale che ne veniva fuori era una negazione del mondo tanto completa da far venire i brividi.
Distruzione del mondo attraverso l’immolazione della propria vita, cancellazione dei propri istinti sessuali, annientamento di tutte le pulsioni negative del nostro essere, condanna senza appello di ogni attaccamento ai beni materiali, rifiuto netto di ogni volontà di sopravvivenza che sia fine a sé stessa: questi erano i capisaldi dottrinali indicati da Gesù per sfuggire del tutto e definitivamente dalla nostra prigione esistenziale, un concezione, come ben si può vedere, nettamente agli antipodi delle idee salvifiche che la Chiesa ci ha sempre insegnate essere proprie del messaggio di Cristo.
Ora finalmente capisco perché i catari praticano la cosiddetta Endura, una sorta di suicidio volontario come atto estremo di ribellione al mondo e alla vita.
Ora capisco perché questi supposti eretici vengono perseguitati con tanta sanguinosa ferocia.
Il mondo è di Satana e deve restare di Satana, non potendo Questi mai accettare che il suo Regno malefico finisca nella polvere come merita.
Per questo ha chiuso gli occhi alla Chiesa e ai crociati, affinché lo spirito demoniaco prevalga e venga annientata ogni opposizione alla sua terrificante dittatura.
Ora capisco, ho capito, i catari hanno ragione.
venerdì 20 novembre 2009
LA VITA DI SONNO AGISCE ANCHE SULLA VITA DI VEGLIA
Le esperienze che l’anima fa di notte nel sonno, quando è ancora incarnata sulla Terra, hanno i loro effetti anche durante la sua vita diurna: lo stato d’animo generale che domina l’uomo sveglio come oscuro sentimento di sè, dipende da come e cosa si è vissuto nel sonno.
Se ci si sente felici o infelici, freschi o fiacchi, dipende da ciò che abbiamo sperimentato durante il sonno.
Nella fase di sonno in cui l’uomo non sogna, di cui non gli permane alcun ricordo cosciente, è in realtà il momento in cui egli penetra nella sfera del mondo spirituale più elevato, nel quale viene a conoscere la sua vera natura divina immortale.
Il fatto che l’uomo durante la vita terrena si senta un essere eterno, immortale, ossia che possa sopravvivere alla morte, non deriva da una sua mera fantasia, ma da un’esperienza reale; tale convinzione o presentimento deriva dalle immagini e dalle esperienze di eternità che l’uomo vive ogni notte. Tornando sulla Terra, egli se le porta con sè incosciamente.
Il sentimento religioso naturale di devozione, di bisogno di credere nel divino che sorge nell’uomo durante il giorno, deriva come un riflesso delle grandiose esperienze inconscie che egli fa durante il sonno.
Appunti di R.Steiner
Se ci si sente felici o infelici, freschi o fiacchi, dipende da ciò che abbiamo sperimentato durante il sonno.
Nella fase di sonno in cui l’uomo non sogna, di cui non gli permane alcun ricordo cosciente, è in realtà il momento in cui egli penetra nella sfera del mondo spirituale più elevato, nel quale viene a conoscere la sua vera natura divina immortale.
Il fatto che l’uomo durante la vita terrena si senta un essere eterno, immortale, ossia che possa sopravvivere alla morte, non deriva da una sua mera fantasia, ma da un’esperienza reale; tale convinzione o presentimento deriva dalle immagini e dalle esperienze di eternità che l’uomo vive ogni notte. Tornando sulla Terra, egli se le porta con sè incosciamente.
Il sentimento religioso naturale di devozione, di bisogno di credere nel divino che sorge nell’uomo durante il giorno, deriva come un riflesso delle grandiose esperienze inconscie che egli fa durante il sonno.
Appunti di R.Steiner
giovedì 19 novembre 2009
..... da uomo e morte di R.Steiner
IL RICORDARE E IL PERCEPIRE CHIAROVEGGENTE
Durante la vita ordinaria, si conosce solo una parte di quanto in effetti avviene nell’uomo.
La forza che usualmente usiamo per ricordare, viene utilizzata dall’iniziato per guardare nel mondo spirituale; per tale motivo egli perde l’usuale capacità di ricordare le sue esperienze entro lo Spirito.
E’ l’interazione con il corpo fisico a produrre la facoltà del ricordare; disinvincolandosi da questo si realizza la percezione diretta della realtà spirituale.
Non è possibile ricordare esperienze spirituali come si fa per altri argomenti; l’iniziato deve rinnovare l’osservazione trascrivendola o facendola trascrivere da altri nel momento in cui egli ha l’esperienza spirituale: ad esperienza conclusa, essa svanisce, ma rileggendola può poi imprimerla nella coscienza e quindi ricordare ciò che ha letto.
Ricorda ciò che ha scritto, ma non ciò che ha sperimentato.
L’iniziato parla ad altri o scrive mentre è in stato meditativo; mentre la percezione o la visione è in corso.
Egli deve sempre avvalersi dell’immaginazione, attivandola, mentre si svela a lui il mondo spirituale; quando si disegna occorre essere sempre ben presenti e attivi, ben concentrati e saldi in sè stessi se si vuole tradurre in immagini ciò che vive nell’anima come ispirazione artistica: allo stesso modo l’ispirazione che arriva all’iniziato deve venire tradotta in immaginazione per poter essere fissata e percepita da altri.
L’AKASHA
Questa mutazione della memoria individuale in facoltà di percezione spirituale è in realtà un primo affacciarsi e penetrare entro il monismo dello Spirito. In Esso non esiste una memoria individuale, ma solo una memoria cosmica, totale: l’Io cosmico.
La memoria terrena, come usualmente la conosciamo, non è che una mutazione, una limitazione della vera facoltà spirituale di memoria, posseduta da un essere divino che vive nei mondi spirituali.
L’uomo durante la vita sperimenta una memoria individuale, a causa della sua organizzazione e della sua missione: ma ciò è un illusione, perchè non esiste nella realtà dello spirito memoria individuale, ma solo memoria sopraindividuale: la memoria unica universale.
Nel mondo spirituale, se ci si vuole ricordare di un evento passato, non occorre andarlo a ricercare nella propria interiorità, ma basta guardarsi all’esterno, ed esso comparirà là fuori, di fronte a noi.
Tutto ciò che fu nostra azione e ricordo, compare ben chiaramente dispiegato entro l’orizzonte del nostro campo visivo, riempiendo lo spazio spirituale circostante, e non più tenuamente e nebulosamente dentro di noi. Ciò che prima era memoria individuale, si tramuta in percezione diretta.
Il passato diventa presente diretto.
Non si ha più la percezione, come avveniva con la memoria terrena, che mano a mano si retrocedeva nel tempo nella rievocazione dei ricordi, questi appaiono sempre più sbiaditi, impalpabili e oscuri; nello spirituale, un ricordo lontano ci appare ben chiaro e delineato, semmai solo lontano nello spazio.
Il tempo diviene spazio.
Mentre prima per ricordare le nostre passate azioni dovevamo penetrare entro il nostro io singolo, ora penetrando entro l’io cosmico o coscienza cosmica possiamo vedere tutte le azioni e pensieri che ogni essere nell’universo ha creato.
Esiste una coscienza che abbraccia ogni azione singola nell’Universo
Penetriamo in un Io più vasto, che abbraccia tutto. Come nell’uomo esiste un’anima capace di fissare in memoria un fatto, nel mondo esiste un qualcosa, l’Akasha, che è capace di registrare tutti gli eventi universali che sono accaduti. Essa abbraccia tutte le coscienze di ogni essere: le contiene e le mantiene tutte.
L’uomo ha un singolo io microcosmico, i singoli oggetti del mondo fanno parte di un unico grande Io macrocosmico: questo Io totale conserva in sè ogni azione accaduta nell’Universo.
CONCETTO DI COSCIENZA
La coscienza è il complesso dei pensieri, (pensare) delle sensazioni (sentire) e degli atti individuali (volere) manifestati nel presente.
CONCETTO DI SUBCONSCIO
E’ l’ente memoria archivio capace di trattenere il patrimonio di ricordi e di esperienze; non è però solo un contenitore raccogliente, ma è capace di esaminare ciò che archivia, e se lo vuole, fa riaffiorare alla coscienza le idee sopite. Non opera solo in campo intellettivo e mnemonico, ma anche nel fisico.
Il Calligaris dice, nel suo “ Meraviglie della Metafisiologia” (ed. Vannini, Brescia 1944):
“ La subcoscienza dell’uomo sarebbe in relazione, anzi in intimo rapporto con quella che viene chiamata la Coscienza Universale. Quest’ultima considerata anche come un deposito cosmico.
Nel nostro subcosciente è quindi proiettato e depositato tutto l’Universo.”
E pure nel suo “ Telepatia e radio-onde cerebrali” (ed. Vannini, Brescia 1946):
“ Tutto quanto avviene nell’Universo è raccolto e depositato nel piano della subcoscienza di ogni essere umano; egli può diventare onnisciente e onniveggente quando questi depositi affiorano sul piano della sua coscienza.”
L’akasha non è un deposito di immagini o una cineteca di films che ritraggono degli eventi: l’uomo o entità spirituale, ogni volta che pensa, sente o agisce, crea una forma pensiero, la quale si manifesta sulla Terra come evento, mutazione o fatto, ma nel mondo spirituale essa non è della stessa forma del suo apparire terreno: è un insieme di sensazioni, emozioni e pensieri che costituiscono e rappresentano l’essenza di queste rappresentazioni.
Non la si vede in immagini fisiche, ma in sostanza di pensiero, di sentimento e di volontà.
Essa è riconoscibile non per la sua forma, ma in virtù della particolare carattere impresso in lei dal suo creatore.
Se si vuole vedere Cesare, non si vedrà lui stesso che si muove nell’antica Roma, ma si sperimenteranno interiormente quali fossero stati i suoi pensieri e i suoi sentimenti presenti nel momento in cui quell’azione presa in esame fu da lui prodotta.
L’Akasha o memoria cosmica, appare quindi come l’insieme degli esseri elementari creati da ogni creatura dell’universo, generati ogni qualvolta queste creature hanno compiuto un’azione.
L’IO TUTTO
L’uomo non è distaccato dal mondo; si crede distaccato, perchè il suo corpo glielo fa credere; in realtà egli è uno con il mondo.
Si sente distaccato e in sè conchiuso a causa della sua particolare missione: se così non fosse, non potrebbe mai arrivare ad avere una coscienza capace di distinguere delle forme da un tutto omogeneo.
Una goccia non ha coscienza di sè, ma è una parte del mare.
Come goccia del mare, egli è immerso nell’unica e totale memoria generale del mare dello spirito.
Il mare ha registrato nella sua memoria, l’insieme delle azioni compiute dalla totalità delle gocce esistenti in lui: penetrando in questo mare coscientemente, è possibile, dalla memoria individuale capace di richiamare i propri ricordi individuali, fare un balzo entro la memoria cosmica, nella quale sono impressi tutti gli eventi universali.
L’Universo intero è parte di un unico Io cosmico; tale Io sovrintende sia a tutte le funzioni, sia a tutte le azioni compiute dalle singole sue parti. Tutto ciò che avviene all’interno del suo Corpo cosmico, rimane registrato entro la sua Memoria cosmica. Non vi è nulla che può sfuggirgli, ricorda ogni evento accaduto, così come all’uomo è impossibile che non si avveda o gli sfugga la percezione di una azione da lui stesso compiuta.
(esempio del pazzo che crede la sua mano non sua, ma un oggetto del mondo esterno, se si vuole accennare all’operare del Karma).
IL MISTERO DEL PERCEPIRE
La forza del nostro Io spirituale è impegnata soprattutto a creare ciò da cui può poi scaturire la nostra usuale coscienza: lo specchio del corpo astrale; tramite tale rispecchiarsi non è possibile però arrivare alla vera realtà delle cose.
Riflettendo sulle cose, non si arriva ad intendere la vera natura delle cose.
Prima che nella coscienza compaia la rappresentazione della rosa, durante la percezione si è già svolto qualcosa, si è compiuto un processo: un pensiero che prima era contenuto nella rosa, durante la percezione è ora entrato in noi di nascosto, senza che ce ne accorgessimo coscientemente.
Nel percepire è celato un mistero.
In realtà noi non siamo affatto separati dal mondo, e quindi come tali dobbiamo immaginarci anche uniti al pensiero della rosa; è solo la nostra corporeità che ci fa credere di esserne separati.
Nell’attimo in cui la rosa compare nella nostra coscienza ci è già sfuggita la consapevolezza di unitarietà, la quale lascia il posto alla coscienza che ci fa sperimentare illusoriamente una separazione fra noi e la rosa.
Il nostro vero Io vede, lo Spirito che vive nella rosa; il falso io vede invece solo il suo riflesso, la sua immagine d’ombra.
Durante la percezione è ancora attiva e non ancora incantata la condizione di unitarietà fra il nostro Io e il resto del mondo; l’Io vive, condividendo la medesima esistenza, insieme a tutte le idee, entro il mare cosmico dello Spirito.
Vede la reale vita Una universale.
E’ parte di essa.
Ed essendone parte, non considera nulla oggetto esterno, perchè tutto là è oggetto interno, Io compreso.
In realtà l’Io non vede, ma sente; così come il corpo sente in sè il cuore, pur non vedendolo.
Egli sente l’essere della rosa affiorare in lui, ma non come un oggetto esteriore, bensì come un ricordo; un ricordo però che non testimonia un passato, ma che fa parte di lui: essi fanno parte del medesimo essere.
Così come l’uomo guardando indietro ai suoi ricordi li sperimenta come qualcosa di suo, allo stesso modo il vero Io, nell’attimo del percepire sensorio, sente in sè l’essere della rosa e lo riconosce come qualcosa che gli appartiene.
Tramite il ricordare dell’Io, si produce la possibilità del conoscere per l’anima.
Nell’attimo in cui l’Io si ricorda e si scopre in questo comune appartenersi, nell’anima appare un’immagine: l’immagine dell’essere della rosa, non la vita dell’essere della rosa.
L’Io proietta la luce dell’Essere della rosa verso il corpo fisico; esso la rimanda all’anima ma non nel suo splendore originario: essendo il corpo composto di tenebra, non può che oscurarne la luce, compenetrandola di buio: appare l’ombra dell’essere della rosa.
Nel momento in cui l’anima vede comparire l’ombra della luce della rosa dice: “è una rosa.”
In realtà non vede la luce della vera rosa, ma solo il suo spegnersi.
Il vedere una forma genera il separare, il distinguere; vedere un’immagine vuol dire percepire un oggetto, qualcosa di esterno differenziato da sè stessi.
La rappresentazione genera l’illusione del contrapporsi, di essere separati dal contenuto di essa.
Durante la vita ordinaria, si conosce solo una parte di quanto in effetti avviene nell’uomo.
La forza che usualmente usiamo per ricordare, viene utilizzata dall’iniziato per guardare nel mondo spirituale; per tale motivo egli perde l’usuale capacità di ricordare le sue esperienze entro lo Spirito.
E’ l’interazione con il corpo fisico a produrre la facoltà del ricordare; disinvincolandosi da questo si realizza la percezione diretta della realtà spirituale.
Non è possibile ricordare esperienze spirituali come si fa per altri argomenti; l’iniziato deve rinnovare l’osservazione trascrivendola o facendola trascrivere da altri nel momento in cui egli ha l’esperienza spirituale: ad esperienza conclusa, essa svanisce, ma rileggendola può poi imprimerla nella coscienza e quindi ricordare ciò che ha letto.
Ricorda ciò che ha scritto, ma non ciò che ha sperimentato.
L’iniziato parla ad altri o scrive mentre è in stato meditativo; mentre la percezione o la visione è in corso.
Egli deve sempre avvalersi dell’immaginazione, attivandola, mentre si svela a lui il mondo spirituale; quando si disegna occorre essere sempre ben presenti e attivi, ben concentrati e saldi in sè stessi se si vuole tradurre in immagini ciò che vive nell’anima come ispirazione artistica: allo stesso modo l’ispirazione che arriva all’iniziato deve venire tradotta in immaginazione per poter essere fissata e percepita da altri.
L’AKASHA
Questa mutazione della memoria individuale in facoltà di percezione spirituale è in realtà un primo affacciarsi e penetrare entro il monismo dello Spirito. In Esso non esiste una memoria individuale, ma solo una memoria cosmica, totale: l’Io cosmico.
La memoria terrena, come usualmente la conosciamo, non è che una mutazione, una limitazione della vera facoltà spirituale di memoria, posseduta da un essere divino che vive nei mondi spirituali.
L’uomo durante la vita sperimenta una memoria individuale, a causa della sua organizzazione e della sua missione: ma ciò è un illusione, perchè non esiste nella realtà dello spirito memoria individuale, ma solo memoria sopraindividuale: la memoria unica universale.
Nel mondo spirituale, se ci si vuole ricordare di un evento passato, non occorre andarlo a ricercare nella propria interiorità, ma basta guardarsi all’esterno, ed esso comparirà là fuori, di fronte a noi.
Tutto ciò che fu nostra azione e ricordo, compare ben chiaramente dispiegato entro l’orizzonte del nostro campo visivo, riempiendo lo spazio spirituale circostante, e non più tenuamente e nebulosamente dentro di noi. Ciò che prima era memoria individuale, si tramuta in percezione diretta.
Il passato diventa presente diretto.
Non si ha più la percezione, come avveniva con la memoria terrena, che mano a mano si retrocedeva nel tempo nella rievocazione dei ricordi, questi appaiono sempre più sbiaditi, impalpabili e oscuri; nello spirituale, un ricordo lontano ci appare ben chiaro e delineato, semmai solo lontano nello spazio.
Il tempo diviene spazio.
Mentre prima per ricordare le nostre passate azioni dovevamo penetrare entro il nostro io singolo, ora penetrando entro l’io cosmico o coscienza cosmica possiamo vedere tutte le azioni e pensieri che ogni essere nell’universo ha creato.
Esiste una coscienza che abbraccia ogni azione singola nell’Universo
Penetriamo in un Io più vasto, che abbraccia tutto. Come nell’uomo esiste un’anima capace di fissare in memoria un fatto, nel mondo esiste un qualcosa, l’Akasha, che è capace di registrare tutti gli eventi universali che sono accaduti. Essa abbraccia tutte le coscienze di ogni essere: le contiene e le mantiene tutte.
L’uomo ha un singolo io microcosmico, i singoli oggetti del mondo fanno parte di un unico grande Io macrocosmico: questo Io totale conserva in sè ogni azione accaduta nell’Universo.
CONCETTO DI COSCIENZA
La coscienza è il complesso dei pensieri, (pensare) delle sensazioni (sentire) e degli atti individuali (volere) manifestati nel presente.
CONCETTO DI SUBCONSCIO
E’ l’ente memoria archivio capace di trattenere il patrimonio di ricordi e di esperienze; non è però solo un contenitore raccogliente, ma è capace di esaminare ciò che archivia, e se lo vuole, fa riaffiorare alla coscienza le idee sopite. Non opera solo in campo intellettivo e mnemonico, ma anche nel fisico.
Il Calligaris dice, nel suo “ Meraviglie della Metafisiologia” (ed. Vannini, Brescia 1944):
“ La subcoscienza dell’uomo sarebbe in relazione, anzi in intimo rapporto con quella che viene chiamata la Coscienza Universale. Quest’ultima considerata anche come un deposito cosmico.
Nel nostro subcosciente è quindi proiettato e depositato tutto l’Universo.”
E pure nel suo “ Telepatia e radio-onde cerebrali” (ed. Vannini, Brescia 1946):
“ Tutto quanto avviene nell’Universo è raccolto e depositato nel piano della subcoscienza di ogni essere umano; egli può diventare onnisciente e onniveggente quando questi depositi affiorano sul piano della sua coscienza.”
L’akasha non è un deposito di immagini o una cineteca di films che ritraggono degli eventi: l’uomo o entità spirituale, ogni volta che pensa, sente o agisce, crea una forma pensiero, la quale si manifesta sulla Terra come evento, mutazione o fatto, ma nel mondo spirituale essa non è della stessa forma del suo apparire terreno: è un insieme di sensazioni, emozioni e pensieri che costituiscono e rappresentano l’essenza di queste rappresentazioni.
Non la si vede in immagini fisiche, ma in sostanza di pensiero, di sentimento e di volontà.
Essa è riconoscibile non per la sua forma, ma in virtù della particolare carattere impresso in lei dal suo creatore.
Se si vuole vedere Cesare, non si vedrà lui stesso che si muove nell’antica Roma, ma si sperimenteranno interiormente quali fossero stati i suoi pensieri e i suoi sentimenti presenti nel momento in cui quell’azione presa in esame fu da lui prodotta.
L’Akasha o memoria cosmica, appare quindi come l’insieme degli esseri elementari creati da ogni creatura dell’universo, generati ogni qualvolta queste creature hanno compiuto un’azione.
L’IO TUTTO
L’uomo non è distaccato dal mondo; si crede distaccato, perchè il suo corpo glielo fa credere; in realtà egli è uno con il mondo.
Si sente distaccato e in sè conchiuso a causa della sua particolare missione: se così non fosse, non potrebbe mai arrivare ad avere una coscienza capace di distinguere delle forme da un tutto omogeneo.
Una goccia non ha coscienza di sè, ma è una parte del mare.
Come goccia del mare, egli è immerso nell’unica e totale memoria generale del mare dello spirito.
Il mare ha registrato nella sua memoria, l’insieme delle azioni compiute dalla totalità delle gocce esistenti in lui: penetrando in questo mare coscientemente, è possibile, dalla memoria individuale capace di richiamare i propri ricordi individuali, fare un balzo entro la memoria cosmica, nella quale sono impressi tutti gli eventi universali.
L’Universo intero è parte di un unico Io cosmico; tale Io sovrintende sia a tutte le funzioni, sia a tutte le azioni compiute dalle singole sue parti. Tutto ciò che avviene all’interno del suo Corpo cosmico, rimane registrato entro la sua Memoria cosmica. Non vi è nulla che può sfuggirgli, ricorda ogni evento accaduto, così come all’uomo è impossibile che non si avveda o gli sfugga la percezione di una azione da lui stesso compiuta.
(esempio del pazzo che crede la sua mano non sua, ma un oggetto del mondo esterno, se si vuole accennare all’operare del Karma).
IL MISTERO DEL PERCEPIRE
La forza del nostro Io spirituale è impegnata soprattutto a creare ciò da cui può poi scaturire la nostra usuale coscienza: lo specchio del corpo astrale; tramite tale rispecchiarsi non è possibile però arrivare alla vera realtà delle cose.
Riflettendo sulle cose, non si arriva ad intendere la vera natura delle cose.
Prima che nella coscienza compaia la rappresentazione della rosa, durante la percezione si è già svolto qualcosa, si è compiuto un processo: un pensiero che prima era contenuto nella rosa, durante la percezione è ora entrato in noi di nascosto, senza che ce ne accorgessimo coscientemente.
Nel percepire è celato un mistero.
In realtà noi non siamo affatto separati dal mondo, e quindi come tali dobbiamo immaginarci anche uniti al pensiero della rosa; è solo la nostra corporeità che ci fa credere di esserne separati.
Nell’attimo in cui la rosa compare nella nostra coscienza ci è già sfuggita la consapevolezza di unitarietà, la quale lascia il posto alla coscienza che ci fa sperimentare illusoriamente una separazione fra noi e la rosa.
Il nostro vero Io vede, lo Spirito che vive nella rosa; il falso io vede invece solo il suo riflesso, la sua immagine d’ombra.
Durante la percezione è ancora attiva e non ancora incantata la condizione di unitarietà fra il nostro Io e il resto del mondo; l’Io vive, condividendo la medesima esistenza, insieme a tutte le idee, entro il mare cosmico dello Spirito.
Vede la reale vita Una universale.
E’ parte di essa.
Ed essendone parte, non considera nulla oggetto esterno, perchè tutto là è oggetto interno, Io compreso.
In realtà l’Io non vede, ma sente; così come il corpo sente in sè il cuore, pur non vedendolo.
Egli sente l’essere della rosa affiorare in lui, ma non come un oggetto esteriore, bensì come un ricordo; un ricordo però che non testimonia un passato, ma che fa parte di lui: essi fanno parte del medesimo essere.
Così come l’uomo guardando indietro ai suoi ricordi li sperimenta come qualcosa di suo, allo stesso modo il vero Io, nell’attimo del percepire sensorio, sente in sè l’essere della rosa e lo riconosce come qualcosa che gli appartiene.
Tramite il ricordare dell’Io, si produce la possibilità del conoscere per l’anima.
Nell’attimo in cui l’Io si ricorda e si scopre in questo comune appartenersi, nell’anima appare un’immagine: l’immagine dell’essere della rosa, non la vita dell’essere della rosa.
L’Io proietta la luce dell’Essere della rosa verso il corpo fisico; esso la rimanda all’anima ma non nel suo splendore originario: essendo il corpo composto di tenebra, non può che oscurarne la luce, compenetrandola di buio: appare l’ombra dell’essere della rosa.
Nel momento in cui l’anima vede comparire l’ombra della luce della rosa dice: “è una rosa.”
In realtà non vede la luce della vera rosa, ma solo il suo spegnersi.
Il vedere una forma genera il separare, il distinguere; vedere un’immagine vuol dire percepire un oggetto, qualcosa di esterno differenziato da sè stessi.
La rappresentazione genera l’illusione del contrapporsi, di essere separati dal contenuto di essa.
lunedì 9 novembre 2009
la grande invocazione
LA GRANDE INVOCAZIONE
Dal punto di Luce entro la Mente di Dio
Affluisca luce nelle menti degli uomini.
Scenda Luce sulla Terra.
Dal punto di Amore entro il Cuore di Dio
Affluisca amore nei cuori degli uomini.
Possa il Cristo tornare sulla Terra.
Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto
Il proposito guidi i piccoli voleri degli uomini;
Il proposito che i Maestri conoscono e servono.
Dal centro che vien detto il genere umano
Si svolga il Piano di Amore e di Luce,
E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.
Che Luce, Amore e Potere ristabiliscano il Piano sulla Terra.
Dal punto di Luce entro la Mente di Dio
Affluisca luce nelle menti degli uomini.
Scenda Luce sulla Terra.
Dal punto di Amore entro il Cuore di Dio
Affluisca amore nei cuori degli uomini.
Possa il Cristo tornare sulla Terra.
Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto
Il proposito guidi i piccoli voleri degli uomini;
Il proposito che i Maestri conoscono e servono.
Dal centro che vien detto il genere umano
Si svolga il Piano di Amore e di Luce,
E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.
Che Luce, Amore e Potere ristabiliscano il Piano sulla Terra.
domenica 8 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
appunti
Solamente la ricerca interiore può condurre al principio unificante, che ha il potere di neutralizzare sia il potere distruttivo della forza ascendente di tipo luciferico che quello discendente della forza satanica, tesa alla dispersione e alla dissipazione delle energie dell’uomo. Nel cristianesimo uno dei significati del simbolo della croce è proprio quello di compensare e rivolgere verso l’Unità dell’essere le due spinte disgregatrici, l’orizzontale satanica e la verticale, luciferica.
sabato 31 ottobre 2009
appunti
LA SFERA DEL SOLE
Per poter socializzare con gli esseri solari e le altre anime, sul Sole occorre essere stati capaci sulla Terra di aver sviluppato una aperta e spregiudicata comprensione verso ogni diversa confessione religiosa, arrivando a cogliere e a sperimentare l'aspetto devozionale in ognuna di esse.
Si deve essere stati capaci di ricavare dalla somma di tutte le religioni, una religione universale che le raggruppa tutte, che è scaturigine di ognuna, quale Verità unica.
Sul Sole non è possibile provare separazione, differenza fra le altre confessioni, altrimenti si prova dolore, sofferenza: lo stato d'animo solare deve essere improntato su un elemento di universalità, di solarità.
L'unilateralità qui non è concessa: tutto qui è universale, solare.
Il comprendere interiormente le singole religioni, crea una riunificazione e la nascita di un unico comune concetto di Dio.
In occidente ci è già tale disposizione; non si ha difatti una religione nata in occidente, ma che è stata importata dall'oriente: l'importare è già un elemento con carattere di apertura, spregiudicatezza e di non egoismo. Per gli altri culti non è così. Il cristianesimo non è una religione di popolo, ma di tutti i popoli. Paolo dice: " Cristo non è morto solo per i Giudei, ma anche per i pagani."
Il cristiano che abbia realmente compreso l'essenza del cristianesimo, la quale è rivolta ad un universalismo, sul Sole avrà una coscienza chiara, luminosa, è saprà socializzare con tutti.
Solo se saremo capaci di comprendere apertamente l'altro uomo, sul Sole potremo socializzare con altri esseri.
Sul Sole prendiamo coscienza di essere di natura divina; in noi risuonano e si inverano due frasi della bibbia: dal genesi:"se mangerete del frutto del bene e del male sarete come Dio..." dal vangelo: "Io dissi: voi siete Dèi." Ci sentiamo nella nostra patria d'origine.
Studio privato di Tiziano Bellucci
Per poter socializzare con gli esseri solari e le altre anime, sul Sole occorre essere stati capaci sulla Terra di aver sviluppato una aperta e spregiudicata comprensione verso ogni diversa confessione religiosa, arrivando a cogliere e a sperimentare l'aspetto devozionale in ognuna di esse.
Si deve essere stati capaci di ricavare dalla somma di tutte le religioni, una religione universale che le raggruppa tutte, che è scaturigine di ognuna, quale Verità unica.
Sul Sole non è possibile provare separazione, differenza fra le altre confessioni, altrimenti si prova dolore, sofferenza: lo stato d'animo solare deve essere improntato su un elemento di universalità, di solarità.
L'unilateralità qui non è concessa: tutto qui è universale, solare.
Il comprendere interiormente le singole religioni, crea una riunificazione e la nascita di un unico comune concetto di Dio.
In occidente ci è già tale disposizione; non si ha difatti una religione nata in occidente, ma che è stata importata dall'oriente: l'importare è già un elemento con carattere di apertura, spregiudicatezza e di non egoismo. Per gli altri culti non è così. Il cristianesimo non è una religione di popolo, ma di tutti i popoli. Paolo dice: " Cristo non è morto solo per i Giudei, ma anche per i pagani."
Il cristiano che abbia realmente compreso l'essenza del cristianesimo, la quale è rivolta ad un universalismo, sul Sole avrà una coscienza chiara, luminosa, è saprà socializzare con tutti.
Solo se saremo capaci di comprendere apertamente l'altro uomo, sul Sole potremo socializzare con altri esseri.
Sul Sole prendiamo coscienza di essere di natura divina; in noi risuonano e si inverano due frasi della bibbia: dal genesi:"se mangerete del frutto del bene e del male sarete come Dio..." dal vangelo: "Io dissi: voi siete Dèi." Ci sentiamo nella nostra patria d'origine.
Studio privato di Tiziano Bellucci
venerdì 30 ottobre 2009
appunti
Lo Spirito è un punto.
Un punto che si rispecchia entro una sfera riflettente: proiettandosi entro le pareti sferiche esso diviene infinitamente molteplice; pur apparendo diverso e differenziato entro varie corporeità e denominazioni, a seconda della sostanza con cui viene a contatto entro la sfera, egli è sempre uno.
La grande illusione è che ogni punto si crede diverso e unico, mentre unico è solo ciò che permette il credersi molteplice.
Un punto che si rispecchia entro una sfera riflettente: proiettandosi entro le pareti sferiche esso diviene infinitamente molteplice; pur apparendo diverso e differenziato entro varie corporeità e denominazioni, a seconda della sostanza con cui viene a contatto entro la sfera, egli è sempre uno.
La grande illusione è che ogni punto si crede diverso e unico, mentre unico è solo ciò che permette il credersi molteplice.
sabato 26 settembre 2009
appunti
L’uomo è legato dai desideri a questa ruota di mutamenti, e da essa l’uomo deve liberarsi con la conoscenza, con la devozione e con la distruzione dei desideri. Quando conosce Dio, l’anima è liberata 1. L’intelletto, purificato dalla conoscenza, Lo contempla 2. La conoscenza, unita alla devozione, trova la dimora di Brahma 3. Chiunque conosce Brahman, diventa Brahman 4. Quando cessa il desiderio, il mortale diventa immortale e ottiene Brahman 5.
martedì 22 settembre 2009
...a proposito dei sogni!
il sonno - un attributo interdimensionale
Ecco qui un altro aspetto quantico. Ve ne parlo così capite quanto la quantisticità possa confondere, però si trova anche nel vostro cervello e so che alla fine capirete. Cosa accade quando vi ritirate in quel che voi chiamate sonno, e forse anche in quello che chiamate stato alfa, quella parte intermedia della coscienza priva di costrutto? Avete mai fatto un sogno dove nulla aveva senso? Fuori dal tempo, fuori dalle situazioni, gli Esseri Umani che state sognando forse neppure si conoscono tra loro nel tempo lineare. Potete essere stati in posti e tempi diversi che non hanno collegamento con la vita reale, eppure in quel momento tutto aveva senso, non è vero? Vi dirò perché: quello in cui andate è uno stato quantico! Sognare in alfa è una cosa quantica! Il cervello è in uno stato dove non c’è alcun controllo dell’intelletto, e così diventa quantico e senza struttura: quindi è fuori dalla linearità. Questo per dire che non è soggetto ad alcun costrutto temporale. Tutte le cose succedono nello stesso tempo e a voi, mentre siete lì, va bene. Mentre siete dentro il sogno non vi mettete le mani nei capelli per la confusione, vero? Ve lo godete e basta. La quantisticità è uno stato naturale.
estratto da Stazione Celeste
Ecco qui un altro aspetto quantico. Ve ne parlo così capite quanto la quantisticità possa confondere, però si trova anche nel vostro cervello e so che alla fine capirete. Cosa accade quando vi ritirate in quel che voi chiamate sonno, e forse anche in quello che chiamate stato alfa, quella parte intermedia della coscienza priva di costrutto? Avete mai fatto un sogno dove nulla aveva senso? Fuori dal tempo, fuori dalle situazioni, gli Esseri Umani che state sognando forse neppure si conoscono tra loro nel tempo lineare. Potete essere stati in posti e tempi diversi che non hanno collegamento con la vita reale, eppure in quel momento tutto aveva senso, non è vero? Vi dirò perché: quello in cui andate è uno stato quantico! Sognare in alfa è una cosa quantica! Il cervello è in uno stato dove non c’è alcun controllo dell’intelletto, e così diventa quantico e senza struttura: quindi è fuori dalla linearità. Questo per dire che non è soggetto ad alcun costrutto temporale. Tutte le cose succedono nello stesso tempo e a voi, mentre siete lì, va bene. Mentre siete dentro il sogno non vi mettete le mani nei capelli per la confusione, vero? Ve lo godete e basta. La quantisticità è uno stato naturale.
estratto da Stazione Celeste
lunedì 10 agosto 2009
appunti
...."Vi è ancora un'altra forma di 'considerazione' che può sottrarre ad un uomo gran parte della sua energia. Essa parte dall'atteggiamento secondo il quale egli crede di non considerare abbastanza un'altra persona e che quest'ultima ne sia offesa. Egli comincia a dirsi che forse non pensa abbastanza a quest'altra persona, non le presta sufficiente attenzione e non le fa un posto abbastanza grande. Tutto ciò non è che debolezza. Gli uomini hanno paura gli uni degli altri.
giovedì 16 luglio 2009
le leggi che regolano il mondo
"Il numero di leggi fondamentali che regolano tutti i processi nel mondo e nell'uomo è molto esiguo.
Differenti combinazioni numeriche di poche forze elementari creano tutta l'apparente varietà dei fenomeni.
"Per comprendere la meccanica dell'universo è necessario ridurre i fenomeni complessi a queste forze elementari.
"La prima legge fondamentale dell'universo è la legge delle tre forze,o tre principi, ovvero, come spesso la si chiama, la Legge del Tre.
Secondo questa legge, in tutti i mondi senza eccezione, ogni azione,ogni fenomeno, è il risultato di un'azione simultanea di tre forze: positiva, negativa e neutralizzante.
Ne abbiamo già parlato e ritorneremo su questa legge ogni volta che inizieremo una nuova linea di studio.
"La seconda legge fondamentale dell'universo è la Legge del Sette o Legge dell'ottava.
"Per comprendere il significato di questa legge, occorre considerare che l'universo consiste di vibrazioni.
Queste vibrazioni agiscono in ogni tipo di materia, quale che sia il suo aspetto e la sua densità, dalla più sottile alla più grossolana; esse hanno diverse origini e vanno in tutte le direzioni, incrociandosi; urtandosi, diventando più forti, più deboli, arrestandosi l'una con l'altra e così via.
"Secondo le concezioni abituali dell’Occidente, le vibrazioni sono continue.
Ciò significa che le vibrazioni sono generalmente considerate come procedenti in modo ininterrotto, ascendendo o discendendo per tutto il tempo in cui continua ad agire la forza del loro impulso originario, vincendo la resistenza dell'ambiente nel quale si sviluppano.
Non appena si esaurisce la forza d'impulso e la resistenza dell'ambiente prevale, le vibrazioni naturalmente ricadono e si interrompono.
Ma,fino a quel momento, cioè fino all'inizio del loro naturale declino, le vibrazioni si sviluppano uniformemente e gradualmente e, in assenza di resistenza, possono anche prolungarsi all'infinito.
Così, uno degli assunti fondamentali della fisica contemporanea è la continuità delle vibrazioni, che tuttavia non è mai stato formulato in modo preciso, per l'assenza di qualsiasi obiezione.
È vero che alcune delle più recenti teorie cominciano a metterlo in discussione, ciò nonostante, la fisica contemporanea è ancora molto lontana da una nozione corretta della natura delle vibrazioni o da ciò che corrisponde alla nostra concezione delle vibrazioni nel mondo reale.
"A questo proposito, il punto di vista dell'antica conoscenza si oppone a quello della scienza contemporanea, perché essa pone alla base della sua comprensione delle vibrazioni il principio della loro discontinuità.
Capitolo VII 139 "II principio della discontinuità delle vibrazioni significa che la necessaria e ben determinata caratteristica di tutte le vibrazioni della natura, siano esse ascendenti o discendenti, è di svilupparsi in modo non uniforme, ma con periodi di accelerazione e di rallentamento.
Questo principio può essere formulato con una precisione ancora maggiore, dicendo che la forza d'impulso originale delle vibrazioni non agisce in modo uniforme, ma in un certo modo si rafforza o si indebolisce alternativamente.
La forza d'impulso agisce senza cambiare di natura e le vibrazioni si sviluppano in un modo regolare soltanto durante un certo tempo che è determinato dalla natura dell'impulso, dall'ambiente, dalle condizioni e così via.
Ma ad un dato momento interviene un certo tipo di cambiamento: le vibrazioni cessano per così dire di obbedire all'impulso originale e, per un breve tempo, rallentano, cambiando sino ad un certo punto di natura o direzione; per esempio, le vibrazioni ascendenti ad un certo momento cominciano ad ascendere più lentamente e le vibrazioni discendenti cominciano a discendere più lentamente.
Dopo questo rallentamento temporaneo, sia nella ascesa che nella discesa, le vibrazioni riprendono il loro corso anteriore e ascendono o discendono di nuovo regolarmente sino a quando non si produce un nuovo arresto nel loro sviluppo. A questo proposito, è significativo notare che i periodi di azione uniforme dell'inerzia acquisita non sono uguali e che i periodi di rallentamento delle vibrazioni non sono simmetrici.
L'uno è più corto, l'altro è più lungo.
"Per determinare questi periodi di rallentamento, o meglio gli arresti nella salita e nella discesa delle vibrazioni, si dividono le linee di sviluppo delle vibrazioni in sezioni corrispondenti al doppio o alla metà del numerò di vibrazioni in un tempo dato.
tratto da: ouspensky frammenti di un insegamento iniziatico.
Differenti combinazioni numeriche di poche forze elementari creano tutta l'apparente varietà dei fenomeni.
"Per comprendere la meccanica dell'universo è necessario ridurre i fenomeni complessi a queste forze elementari.
"La prima legge fondamentale dell'universo è la legge delle tre forze,o tre principi, ovvero, come spesso la si chiama, la Legge del Tre.
Secondo questa legge, in tutti i mondi senza eccezione, ogni azione,ogni fenomeno, è il risultato di un'azione simultanea di tre forze: positiva, negativa e neutralizzante.
Ne abbiamo già parlato e ritorneremo su questa legge ogni volta che inizieremo una nuova linea di studio.
"La seconda legge fondamentale dell'universo è la Legge del Sette o Legge dell'ottava.
"Per comprendere il significato di questa legge, occorre considerare che l'universo consiste di vibrazioni.
Queste vibrazioni agiscono in ogni tipo di materia, quale che sia il suo aspetto e la sua densità, dalla più sottile alla più grossolana; esse hanno diverse origini e vanno in tutte le direzioni, incrociandosi; urtandosi, diventando più forti, più deboli, arrestandosi l'una con l'altra e così via.
"Secondo le concezioni abituali dell’Occidente, le vibrazioni sono continue.
Ciò significa che le vibrazioni sono generalmente considerate come procedenti in modo ininterrotto, ascendendo o discendendo per tutto il tempo in cui continua ad agire la forza del loro impulso originario, vincendo la resistenza dell'ambiente nel quale si sviluppano.
Non appena si esaurisce la forza d'impulso e la resistenza dell'ambiente prevale, le vibrazioni naturalmente ricadono e si interrompono.
Ma,fino a quel momento, cioè fino all'inizio del loro naturale declino, le vibrazioni si sviluppano uniformemente e gradualmente e, in assenza di resistenza, possono anche prolungarsi all'infinito.
Così, uno degli assunti fondamentali della fisica contemporanea è la continuità delle vibrazioni, che tuttavia non è mai stato formulato in modo preciso, per l'assenza di qualsiasi obiezione.
È vero che alcune delle più recenti teorie cominciano a metterlo in discussione, ciò nonostante, la fisica contemporanea è ancora molto lontana da una nozione corretta della natura delle vibrazioni o da ciò che corrisponde alla nostra concezione delle vibrazioni nel mondo reale.
"A questo proposito, il punto di vista dell'antica conoscenza si oppone a quello della scienza contemporanea, perché essa pone alla base della sua comprensione delle vibrazioni il principio della loro discontinuità.
Capitolo VII 139 "II principio della discontinuità delle vibrazioni significa che la necessaria e ben determinata caratteristica di tutte le vibrazioni della natura, siano esse ascendenti o discendenti, è di svilupparsi in modo non uniforme, ma con periodi di accelerazione e di rallentamento.
Questo principio può essere formulato con una precisione ancora maggiore, dicendo che la forza d'impulso originale delle vibrazioni non agisce in modo uniforme, ma in un certo modo si rafforza o si indebolisce alternativamente.
La forza d'impulso agisce senza cambiare di natura e le vibrazioni si sviluppano in un modo regolare soltanto durante un certo tempo che è determinato dalla natura dell'impulso, dall'ambiente, dalle condizioni e così via.
Ma ad un dato momento interviene un certo tipo di cambiamento: le vibrazioni cessano per così dire di obbedire all'impulso originale e, per un breve tempo, rallentano, cambiando sino ad un certo punto di natura o direzione; per esempio, le vibrazioni ascendenti ad un certo momento cominciano ad ascendere più lentamente e le vibrazioni discendenti cominciano a discendere più lentamente.
Dopo questo rallentamento temporaneo, sia nella ascesa che nella discesa, le vibrazioni riprendono il loro corso anteriore e ascendono o discendono di nuovo regolarmente sino a quando non si produce un nuovo arresto nel loro sviluppo. A questo proposito, è significativo notare che i periodi di azione uniforme dell'inerzia acquisita non sono uguali e che i periodi di rallentamento delle vibrazioni non sono simmetrici.
L'uno è più corto, l'altro è più lungo.
"Per determinare questi periodi di rallentamento, o meglio gli arresti nella salita e nella discesa delle vibrazioni, si dividono le linee di sviluppo delle vibrazioni in sezioni corrispondenti al doppio o alla metà del numerò di vibrazioni in un tempo dato.
tratto da: ouspensky frammenti di un insegamento iniziatico.
Iscriviti a:
Post (Atom)
