martedì 16 marzo 2010

Malattia...

L’impulso terapeutico espresso nei vangeli alla svolta dei tempi è sempre stato chiamato l’evento di redenzione dell’umanità. Queste parole della tradizione vanno riprese in senso scientifico-spirituale: redimere l’umanità significa curarne la grande malattia. La malattia è la caduta, che le conoscenze spirituali più profonde hanno sempre compreso come un processo di ammalamento. La redenzione è il risanamento.
L’essere umano non è sano automaticamente perché, se lo fosse, non sarebbe libero. E’ parte intrinseca ed essenziale della realtà della libertà che la nostra salute - la salute in quanto armonia dell’essere, in quanto pienezza dell’essere - non sia un dato di natura, non sia un fatto di determinismo e necessità, ma venga offerta sempre di nuovo, come possibile conquista della libertà.
I minerali, le piante, gli animali sono necessariamente in consonanza con la natura stessa perché ne sono determinati, e non possono esprimere altro che armonia. L’uomo, l’essere della libertà, trova il suo posto giusto e armonico soltanto per libertà: è dunque sempre esposto, nella sua evoluzione, a perdere il luogo e il tempo dell’essere suo. E questa è la malattia.
I vangeli guardano al processo di guarigione dalla prospettiva più vasta che ci sia, quella che offre tutti gli impulsi dei quali l’essere umano può avvalersi per diventare, di volta in volta, sano. In fondo, il grande problema delle malattie e della terapia nel nostro tempo è proprio la mancanza di prospettive universali. In questa epoca di meccanicismo e di frammentazione ci si è abituati a trattare anche il corpo fisico come un meccanismo, non se ne vede più il principio unificante, ma soltanto le parti e le sezioni sconnesse.
La differenza fondamentale tra organismo e meccanismo è che l’organismo è costituito di membra mentre il meccanismo consta di parti, di pezzi. Le parti sono talmente estrinseche l’una all’altra che possono venire sostituite senza che il meccanismo si alteri. Invece l’organismo è unitario, il principio vitale pulsa unico in tutte le membra, e dunque non è un pensiero veritiero quello che, per esempio, vede nel trapianto di organi l’applicabilità nel corpo umano dello stesso principio valevole per l’automobile.
I vangeli ci riportano ai fenomeni globali, sintetici e organici della terapia ponendo la premessa di base che la vera salute non è mai quella che c’è, ma è sempre quella che si conquista; che l’anelito vero dell’essere umano non consiste nell’essere già in partenza sano ma nel diventare sempre nuovamente e diversamente sano e che quindi la grande tentazione, la malattia prima, è quella di pretendere una condizione di salute già data per scontata42.
Se un essere umano fosse già di per sé sano non avrebbe nulla da fare e la libertà non avrebbe nessun compito.
L’esercizio della libertà consiste sempre nel superare una disarmonia - di cui la manifestazione corporea,
evidentemente, è soltanto l’ultimo livello - per rimettersi sempre nuovamente in sintonia col mondo degli esseri e delle cose.
L’egoismo, la pigrizia, l’inerzia interiore ci traggono in inganno e ci fanno pensare che sarebbe meglio
che nel mondo non ci fosse nessun tipo di sofferenza: ma questo atteggiamento dimostra solo che abbiamo paura della libertà. Essere già in partenza costantemente sani significherebbe vivere di rendita, significherebbe perpetuare uno stato già conquistato: invece la realtà, che ci viene incontro dal futuro, è sempre diversa e se noi la affrontiamo con la stessa compagine interiore ed esteriore che avevamo due ore prima siamo ammalati, perché entreremo in conflitto con questa realtà.
La malattia è dunque la ribellione della natura spirituale umana contro la tendenza all’inerzia dell’io inferiore, mutuata dall’inserimento nella gravità della materia: la vera salute è allora la capacità di trasformazione continua; interiore, per rendersi sempre innovativamente consoni alla situazione karmica cosmica che di giorno in giorno ci interpella in modi sempre inconsueti.
La vera salute non è mai statica, è dinamica: la salute è versatilità interiore, è creatività, è la capacità artistica di
orientarci secondo un pensare, un sentire e un volere sempre rinnovati, che sono poi il segno più bello di un autentico interesse alla vita.

Tratto da: lettura esoterica dei Vangeli, di Pietro Archiati

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